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SEDE CENTRALE: piazza Vittorio Veneto 13, 10124 Torino; SEDE 2 c/o 'Blue Train' Via A. Bonafous 6 - Torino, Italy
Consiglio Direttivo: Presidente: Dario Coppola. Vice Presidente: Anton De Nicolò; Tesoriere: Stefano Marino; Segretario: Jacopo Villani. Per l'iscrizione all'Associazione si può richiedere il modulo in sede o a un membro del Consiglio Direttivo. Fax: 011885507 Mail: acquintiliano@hotmail.it
L' ASSOCIAZIONE QUINTILIANO è stata ideata da Dario Coppola nel 2000

ed è stata fondata nel 2010 con Emanuele Amo, Davide Biagioni, Federico Garino, Irene Fusi, Alberto Saluzzo, Jacopo Villani, Alberto Zanello. A questi soci fondatori sono stati aggiunti, con nomina del presidente, Antonino D'Ambra e Daniele Grillo.

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30.10.11

UN METODO PERICOLOSO

recensione di Davide Biagioni 
sul film A DANGEROUS METHOD di D. Cronenberg

commento per immagini 
di Dario Coppola



“Un metodo pericoloso”. Mai titolo fu più appropriato di questo.
Nell’immaginario collettivo siamo soliti, soprattutto noi studenti di psicologia, sentire persone non solo scettiche nei confronti di questa disciplina, ma chiaramente contrarie e solitamente impaurite e infastidite dall’idea che qualche analista “entri nelle loro teste”.
Non è un caso che il termine scelto in partenza non fosse infatti terapia, come spesso si usa oggi per rendere la pillola più dolce, ma analisi, una vera e propria analisi dell’altro.
Questo termine ha sempre ottenuto resistenze, e pochi si interessano e voglio sapere ciò che di mistico e pericoloso avvenga in quelle sedute.
Se ad oggi questa paura è decisamente immotivata e priva di fondamento, dal momento che tutto è evoluto, deontologico e regolamentato, possiamo essere certi che le cose fossero in termini leggermente diversi per questi “pionieri” della psicanalisi.

Con l’analisi la psicologia smette di essere sperimentale, come lo era stata fin dalle origini con l’apertura del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia da parte di Wilhelm Wundt.


Il modello ora diventa relazionale, dando origine a quei filoni definiti “Psicologia del profondo”.

Modello relazionale vuol dire che non c’è una tecnica che si applica in modo standardizzato per ogni paziente; o per meglio dire le tecniche di analisi sono applicate all’interno di una vera e propria riflessione comune che avviene tra paziente e analista. Se oggi questa differenza di ruoli è ormai sedimentata e digerita, i primi poveri analisti, di solito tutti medici abituati ad intervenire in modo farmacologico o chirurgico, non erano abituati ad un tipo di Cura (prendersi cura) che coinvolgesse loro in prima persona come uomini.
L’analisi del transfert infatti era già stata ipotizzata da Freud stesso, mentre solo dopo la sua morte è stata ipotizzata quella del contro-transfert.
Insomma questi uomini tendevano a chiudere delle donne altolocate e con sintomi isterici in una stanza, da soli, per un paio d’ore, ogni giorno, e farle parlare a ruota libera, meglio se lo facevano in riferimento a eventi sessuali repressi. Alcuni, come  Sándor Ferenczi,(allontanato poi dalla scuola analitica), erano anche forti sostenitori del contatto fisico in queste sedute.

Non è difficile immaginare come tutta la vasta gamma dei professoroni in medicina del tempo osteggiassero questi metodi, dal momento che in quegli anni erano già iniziati studi importanti e rilevanti di neuroanatomia e neuropsicologia, deterministici, sicuri e morali.
In questo quadro di riferimento si muovevano uomini, uomini e ancora uomini, ma si sa, dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, e lo stesso vale per uno dei grandi Maestri del sospetto.

Freud, sessuomane e probabilmente omosessuale, aveva ipotizzato che l’unica forza pulsionale che spingesse l’uomo fosse quella del piacere, e possibilmente il piacere di tipo sessuale. Era inamovibile su questo punto, dal momento che in ogni suo caso clinico il nucleo nevrotico si scioglieva quando si giungeva all’evento sessuale subito, fosse esso reale o immaginario.
E ancora una volta si sa che le donne sono un passo avanti nell’ambito della sensibilità, tanto che ad oggi la psicologia è definita una disciplina “femmina”.

E’ stato così che grazie all’intervento di Sabina Spielrein, (nel film A DANGEROUS METHOD interpretata da un’anoressica Keira Knightley), nevrotica ebrea svizzera, sensibilizza Freud su uno dei temi più importanti e delicati che faranno fare un vero e proprio salto di qualità alla sua dottrina.

 




 Il tema di cui parlo è il principio o pulsione di morte. Nel 1920 pubblicherà infatti il saggio “Al di là del Principio di Piacere” e da quel momento in avanti, amore e aggressività saranno inequivocabilmente legati uno con l’altro e la teoria analitica viene riconosciuta e accettata dai più.
Lasciando da parte la provocazione finale del regista che vede Jung come il più grande psicologo mai esistito, è indubbio che l’abilità e la potenza rappresentativa di questo film siano inequivocabilmente di alto livello.

Il film di Cronenberg è storicamente abbastanza corretto, ben interpretato, ampi i richiami a frasi famose e scene reali indimenticabili, paesaggi e costumi ricercati e precisi, e tanto tanto sentimento.
Il modo in cui vengono messi in scena i più grandi collanti della società umana, amore e amicizia e matrimonio, denotano ancora una volta la mano di un regista esperto nel settore tecnico e maturo nella vita.
Davide Biagioni,
socio-fondatore Associazione Quintiliano
(studente UniTO- Psicologia)

27.10.11

GHEDDAFI : L'ULTIMO RIVOLUZIONARIO D'AFRICA

testo di 
Ario Corapi
commento per immagini dal web di 
Dario Coppola

Negli ultimi giorni i media - in particolare quelli occidentali - hanno focalizzato la loro attenzione, insieme a quella dell'opinione pubblica, sulla cattura e la successiva immediata uccisione del Colonnello Mu'Ammar Gheddafi passato alla storia come il Raìs; 

ora che il Raìs è morto già si scatenano centinaia di migliaia di (pre)giudizi sui suoi 40 anni di governo in Libia, visti dall'opinione pubblica come una dittatura, e della sua morte, vista come una "liberazione".
Una cosa è certa, nel bene e nel male, uno statista come Gheddafi la Libia e l'Africa intera non lo vedranno mai più; tuttavia sono d'obbligo molte precisazioni sulla sua ascesa al potere nel 1969-70 e la sua caduta a ridosso della guerra civile libica degli ultimi mesi.



Bisogna innanzitutto dire che l'Italia sulle vicende riguardanti la Libia e Gheddafi ha dato ancora una volta il peggio di sè, perchè quando il Raìs prese il potere in Libia nel 1969 tramite colpo di Stato fu proprio grazie anche all'appoggio dell'allora governo italiano presieduto dal democristiano Mariano Rumor che, stabilendo subito degli accordi di politica energetica con la Libia, suscitò la disapprovazione di Washington che per "ripicca" nei confronti dell'Italia inaugurò - tramite contatti fra la CIA e i servizi segreti italiani deviati - la cosiddetta "strategia della tensione" che portò alla stagione nota come gli "Anni dello stragismo" (Piazza Fontana, per esempio); 























per non parlare poi degli ultimi 10 anni di rapporti diplomatici con la Libia in cui i vari statisti italiani, da Berlusconi a Prodi passando per D'Alema e Napolitano, hanno sempre accolto il Raìs durante i suoi viaggi in Italia con gli onori di casa che si riservano ad un "imperatore".







Poi improvvisamente, quando nella primavera 2011 è scoppiata la "guerra civile" in Libia, la posizione diplomatica dell'Italia è cambiata radicalmente con dei risultati scadenti, in quanto siamo passati dal "bacia mano" a Gheddafi a sostenitori della "missione umanitaria" da parte della NATO facendoci pure soffiare da Sarkozy e Cameron i pozzi petroliferi ed il gasdotto ottenuti dall' ENI con gli accordi energetici Italia-Libia.

Un'altra precisazione è doveroso farla anche su come in Libia sia scoppiata la "guerra civile", innanzitutto va precisato che la Libia è sempre stata una società tribale in cui a farla da padrone sono sempre state la tribù della Tripolitania - la tribù Ghaddafa (da qui il nome Gheddafi) con capitale a Tripoli - e la tribù della Cirenaica con capitale a Bengasi, al principio i moti di insurrezione in Libia sono nati come scontro tribale fra le due tribù e non - come si vuol far credere dai media filo-americani - come insurrezione di popolo contro il Raìs, lo scontro tribale ha preso seguito divenendo guerra con l'intervento di Washington che, nel vedere lo scontro fra tribù, ha fiutato l'occasione per l'ennesima guerra colonizzatrice camuffata da "missione di pace e libertà" sostenendo con armi ed intelligence militari la tribù di Bengasi ostile a Gheddafi. 


Pertanto è un grandissimo errore parlare di "insurrezione popolare contro il Raìs" quando in verità i volontari chiamati "partigiani combattenti per la liberazione della Libia" altro non sono che membri della tribù di Bengasi - da sempre ostile alla tribù Gheddafa di Tripoli - i quali hanno potuto combattere e vincere solamente grazie al sostegno militare e logistico ricevuto dagli USA (bisognosi dell'ennesima "guerra di pace" per scongiurare la crisi finanziaria che gli Yankee vivono ormai da 4 anni).

Inoltre è importante far notare che per quanto la Libia di Gheddafi non fosse certo un paese democratico, il Raìs in questi 40 anni ha compiuto delle opere pubbliche degne di ammirazione sapendo sfruttare la posizione geopolitica e le risorse economiche della Libia, seguendo i precetti enunciati nel Libro Verde (libro in cui Gheddafi parla del suo pensiero politico) il Raìs ha costruito un acquedotto pubblico che ha fornito acqua potabile al 75% del territorio libico in maniera del tutto gratuita - acquedotto che è stato poi distrutto nel luglio 2011 dai bombardamenti della NATO - , 



ha fatto costruire scuole, università ed ospedali pubblici con i profitti ricavati dal petrolio che il Raìs ha venduto ai paesi occidentali (e quindi senza neanche le tasse dei contribuenti libici), voleva costituire in collaborazione con la Banca Islamica un Fondo Monetario Africano totalmente indipendente dal Fondo Monetario Internazionale perchè non fondato sulla formula "prestito + interesse = usura" e quindi con l'intenzione di liberare i paesi africani dalla morsa dell'Alta Finanza Mondiale e del debito pubblico, insomma tutte opere e progetti degni di ammirazione per un paese non allineato democraticamente come la Libia; se si pensa invece che un paese "democratico" come l'Italia ha un debito pubblico che lo sta portando verso il default, la scuola pubblica sta ormai morendo, l'università sta diventando sempre di più un diritto per pochi privilegiati e per difendere dalle privatizzazioni l'acquedotto pubblico nazionale è servito un referendum solo pochi mesi fa.


Gheddafi è stato uno degli ultimi discepoli del "Panarabismo", dell'identitarismo e dell'indipendenza geopolitica del mondo arabo seguendo un percorso politico inaugurato in Nord Africa negli anni '50-'60-'70 con gli egiziani Gamal Abd Nasser e Anwar Saddat.





















Infine, occorre una riflessione sul giudizio che si vuol dare alla figura del Raìs e del suo percorso storico e politico considerato che in questi giorni in Libia è stata proclamata la "liberazione" e i media occidentali dipingono questo evento come un nuovo capitolo verso la costituzione del Nuovo Ordine Mondiale, è importante precisare quanto sia inutile spendere attualmente giudizi ora che le folle e l'opinione pubblica sono ancora fogate dagli eventi degli ultimi mesi e invece quanto sia necessario attendete qualche anno o decennio per poter dare un giudizio storico-politico sul Raìs quando le passioni e sentimenti saranno sopiti.


Come scrisse Manzoni nella sua poesia del 5 maggio dedicata a Napoleone Bonaparte: "Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza."
Ario Corapi, 
segretario dell'Associazione Quintiliano
(studente UniTO, Scienze Politiche )

22.10.11

IL POTERE DEL DIO DENARO: il signoraggio bancario


QUINTILIANO
ASSOCIAZIONE CULTURALE
in collaborazione con
  ASSOCIAZIONE  
NOI OLTRE

presenta


IL POTERE DEL DIO DENARO 
IL SIGNORAGGIO BANCARIO


Via Bertolotti 7 (tra Piazza Solferino e Corso Galileo Ferraris)
Torino







Giovedì 3 novembre 2011 ore 20
  secondo incontro 
della serie  
Le Verità Nascoste - Informare per Formare



intervengono

Emanuele Pulli  
Presidente dell'Associazione Noi Oltre  di Torino


Fabio Mottinelli  
Consigliere Comunale per La Destra presso il Comune di Ceva 



modera

Anton De Nicolò  
Vice-Presidente dell'Associazione Quintiliano


Al termine degli interventi dei relatori ci sarà la possibilità di intervento da parte del pubblico per dare spazio ad un dibattito e in modo da poter discutere la tematica






L'INCONTRO SARA' TRASMESSO SUL WEB DAL NOSTRO CANALE QUINTILIANOTV del social network YouTube

20.10.11

Il nuovo CONSIGLIO DIRETTIVO di Quintiliano



Dario Coppola (Presidente fondatore)
e
Anton De Nicolò (Vicepresidente dal 24.09.11)



























Stefano Marino (Tesoriere dal 21.10.11)
e
Ario Corapi (Segretario organizzativo dal 24.09.11)


BUON LAVORO a tutti!

14.10.11

L'AMORE E LA FELICITA' NON SI COMPRANO di Anton De Nicolò

Introduzione

Il nostro mondo è dominato da una bramosia di denaro che influenza sempre più spesso  non solo le scelte lavorative e i rapporti sociali, ma anche la sfera più intima dei sentimenti. I soldi, da mezzo, si sono trasformati in fine e condizionano i nostri pensieri e i nostri comportamenti, diventando il metro di misura del valore individuale. Ma se è vero che la ricchezza ha un grande potere di seduzione, il suo legame con il mondo degli affetti è più complesso, e non sempre basta un ragguardevole conto in banca per garantirsi l'amore. In ogni caso, il rapporto che stabiliamo con il denaro è una cartina di tornasole: se nella vita siamo avari o prodighi, tirchi o generosi, strozzini o scialacquatori, queste caratteristiche si manifestano anche nelle relazioni affettive con gli altri.

Soldi, sesso e sentimenti

Giacomo Dacquino, psichiatra e psicoterapeuta, nel suo libro "Soldi, Sesso e Sentimenti", studia l’ampia area delle relazioni umane in cui l’amore si intreccia con il denaro. L’autore racconta alcune storie emblematiche di propri pazienti, tutte unite da un filo comune: la necessità di colmare gravi carenze affettive e un' immaturità psicoaffettiva di fondo.

Nella società moderna, in cui conta più l’apparire che l’essere, la voglia di esibirsi, di essere famosi, importanti, riconosciuti; il denaro si è sostituito ai valori tradizionali, diventando l’unico obiettivo da perseguire a qualsiasi prezzo. In questo modo la nostra vita affettiva, dai rapporti sociali a quelli d’amore piuttosto che a quelli lavorativi, subisce un’influenza assolutamente negativa.
Se è vero che il potere di seduzione dei soldi è grande, è altrettanto vero,  che i soldi non garantiscono né l’amore né la felicità. Perché – dice l’autore – l’amore e la felicità non si comprano. Il rapporto che stabiliamo con i soldi rivelerà chi siamo veramente anche nelle nostre manifestazioni affettive con gli altri.
Cristina, single, ma che vorrebbe piacere agli uomini ed essere amata,  compensa le carenze affettive acquistando profumi in modo compulsivo; Marco si eccita solo se vince ai giochi d'azzardo;  Giusy, donna di vita, e Riky, cliente abituale di prostitute, cercano di affermare il proprio potere sugli altri e di realizzare le loro voglie narcisistiche  attraverso il sesso e il denaro, tutti e due i protagonisti sono degli immaturi che ostentano sicurezza per mascherare invece insicurezze profonde.
Non mancano infine mariti infedeli che per dimenticare i sensi di colpa coprono di regali la moglie, altri che si innamorano di donne molto più giovani, attratte solo dallo status dei loro partners.
Chi da piccolo non è stato amato o addirittura rifiutato, spiega Dacquino,   una volta adulto avrà grandi problemi nella sfera psicoaffettiva.





Ciascuno di noi cerca nell'Altro o nell'Altra il riconoscimento e la soddisfazione di bisogni affettivi profondi. Viviamo però in una società delle immagini che impone modelli idealizzati di fisicità e di relazioni, incentivando processi di oggettivazione e mercificazione del corpo e favorendo la crisi e la rottura dei legami affettivi. Le relazioni sentimentali sembrano essersi complicate: c'è chi s'innamora sempre di qualcuno che non può avere; chi preferisce non lasciarsi coinvolgere, rimanendo in superficie e cambiando spesso partner; chi rincorre un ideale da film perdendo di vista l'Altro: “che sì mi piace, ma non mi prende”.
Secondo alcuni studiosi questo è il prodotto di una società eccessivamente consumista, che spinge al rinnovo continuo, se non alla sostituzione, delle cose che si posseggono.
Questo comportamento ha degli effetti anche sul modo col quale ci si approccia alle emozioni, che non possono essere sostituite ma si ricercano sempre più per l'intensità e la quantità piuttosto che per la qualità, impedendo di fatto il raggiungimento della felicità e della serenità. Si è continuamente spinti alla ricerca, quasi ossessiva, di un’ebrezza, di uno stimolo maggiore, non dedicandosi così alla cura degli affetti. Cura che richiede un impegno a lungo termine, che è strettamente connessa alla crescita dell'individuo ed è il frutto di una educazione e di una crescita psicoaffettiva.
Di conseguenza non può essere improvvisata e qualora manchi provoca un senso di insoddisfazione emotivo ed esistenziale, che può essere risolto con un lungo lavoro su se stessi, come quello che hanno fatto i pazienti del dottor Dacquino.



Il mondo dell'immagine è, attraverso la pubblicità e il marketing, un riflesso moderno della società dei consumi, che a sua volta è una delle conseguenze del capitalismo. Le riflessioni di carattere etico-sociale sul capitalismo tuttavia non sono unicamente contemporanee. Lo scozzese Adam Smith (1723-1790), fondatore dell’economia politica, è il testimone di un'epoca nella quale l'economia era ancora parte integrante della filosofia morale.Questo autore deve la sua fama al successo ottenuto dal suo saggio del 1776 “Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni”. La sua riflessione è molto articolata: nella “Teoria dei sentimenti morali” (1759), Smith si occupa, a modo suo, di felicità. E propone un'interpretazione della felicità come inganno (deception). Il povero, dice Smith, rincorre la ricchezza per emulare il ricco, considerato dal povero più felice perché ha più mezzi per soddisfare i suoi bisogni. E' un inganno, perché il ricco non è più felice del povero. Ha semplicemente problemi diversi. Ma - aggiunge Smith - è un inganno creativo perché, rincorrendo la ricchezza la gente, determina lo sviluppo.
Questo aspetto della riflessione di Smith non è conosciuto come gli altri e non ha generato conseguenze paragonabili alla sua teoria sulla ricerca delle origini della ricchezza, ma dimostra che inizialmente la ricerca economica non è stata indifferente ai rapporti tra la sfera di indagine specifica e i risultati degli studi dell'etica, della sociologia, dell'antropologia e della psicologia.
L’analisi economica si è sviluppata seguendo un percorso che per un lungo periodo l'ha portata ad allontanarsi nettamente da ogni altra scienza sociale.


L’esperienza pedagogica di Quintiliano
Dacquino è uno psichiatra che ha studiato e sviluppato il tema della psicoaffettività, ma anche nell'antichità c'è stato chi ha riflettuto sull'educazione in senso lato. Merita un riconoscimento particolare in tal senso Quintiliano, pedagogo latino del primo secolo d.c.,che ha capito l'importanza dell'educazione nella formazione globale dell'individuo, anche affettiva.
L'opera più importante di Quintiliano è l’Institutio Oratoria, che rappresenta una vasta e minuziosa esposizione di una dottrina educativa: la prima di questo genere di tutta la letteratura greco-romana e rimasta anche l’ultima. L’opera di Quintiliano è un vero e proprio trattato sistematico di educazione dell’oratore, un trattato essenzialmente pedagogico e come tale è rimasto uno dei fondamenti della scienza dell’educazione.
Una delle caratteristiche intrinseche dell'uomo è l'empatia  per i suoi simili: come la madre deve sapere intuire, capire e colmare i bisogni affettivi e non del figlio, così nel brano "l'insegnamento individualizzato" (Institutio Oratoria,1, 3, 6-7) il "maestro" di Quintiliano deve sapere capire l'indole e l'attitudine dei propri alunni e adeguarne di conseguenza il metodo di insegnamento.
In altri testi si nota quanto Quintiliano sia consapevole dell'importanza di un’educazione psicoaffettiva dell'individuo fin da piccolo.
Nel brano “Il maestro come secondo padre” (Institutio Oratoria, II, 2, 4-8) Quintiliano dice che il maestro ideale deve aver cura della psiche del fanciullo, cercando di non traumatizzarlo nel rimproverarlo e instaurando un legame affettivo con lui, come un secondo padre. Un insegnante che è in grado di insegnare, rimproverare,ma soprattutto capire.
Ma anche in "L'importanza di un solido legame affettivo"(Institutio Oratoria, II, 9, 1-3) Quintiliano  vede  nell'apprendimento il risultato di un rapporto di fiducia reciproca in continua crescita che porta alla maturità e all'indipendenza del fanciullo. Anche qui è forte l'aspetto affettivo.
Quintiliano fu un maestro di metodologia e di comunicazione, che sono tutt’oggi i due  perni su cui ruota l'educazione socio-affettiva in psicoanalisi.
Anche per quanto riguarda la punizione, Quintiliano si dimostra una mente lucida che precede la psicoanalisi di secoli, definendo il sentimento di vergogna e paura come compromettenti l'educazione del fanciullo.
Quintiliano  ha denunciato queste punizioni: “Il dolore e la paura fanno fare ai bambini delle cose che onestamente non si saprebbe riferire e che, presto, li coprono di vergogna. E’ ancora peggio se si è trascurato di assicurarsi sui modi dei sorveglianti e dei maestri. Non oso raccontare le infamie alle quali degli uomini abominevoli si lasciano abbassare nel loro diritto di correzione manuale […]”
Per Quintiliano la pena corporale è un disonore, un affronto, una punizione adatta solo per gli schiavi, anziché correggere il bambino lo incattivisce e pertanto, una volta diventato adolescente,  si rendono necessarie punizioni ancora peggiori.
Una grande corrispondenza tra l'educazione socio-affettiva di cui  parla Dacquino e la pedagogia di Quintiliano si può notare nel testo “I vantaggi dell'insegnamento collettivo" (Institutio Oratoria, I, 2, 11-13). Qui Quintiliano spiega come l'insegnamento collettivo sia più funzionale al processo educativo di quanto non lo sia l'insegnamento privato. Infatti, in una classe con più alunni i bambini si abituano ad essere più autonomi dall'insegnante e a svilluppare una certa iniziativa personale. Inoltre la vita in classe abitua gli adolescenti alla futura vita pubblica, aiutandoli a superare la timidezza, abituandoli a confrontarsi con gli altri, a misurarsi con se stessi. In più l'insegnamento collettivo permette la formazione di legami di amicizia tra i ragazzi.
Questi sono gli stessi vantaggi che ha un bambino che entra alle elementari, dopo aver frequentato l’asilo, rispetto ad un coetaneo che non ci è andato. E sono, socio-affettivamente parlando, le differenze che ci sono tra un bambino affettivamente cresciuto solo e un bambino cresciuto in mezzo agli altri: da qui l'importanza della scuola.

Pascoli

Più che in altri poeti, in Pascoli la mancanza di sicurezza affettiva data dalla morte prematura dei sui cari si riversa completamente nella sua poetica e nella sua esistenza fortemente legata al ricordo del nido famigliare.
Giovanni Pascoli  nasce a S. Mauro di Romagna il 31 Dicembre 1855. Dopo gli studi elementari, frequenta il ginnasio e inizia il liceo a Urbino, nel collegio dei padri Scolopi. Il 10 agosto 1867, giorno di S. Lorenzo, il padre viene ucciso da sconosciuti sicari, mentre torna dalla fiera di Savignano. L'episodio lascia una traccia indelebile nella sensibilità del poeta. L'incancellabile macchia di sangue dell'ucciso solleciterà una desolata visione dei rapporti sociali e la convinzione che la morte incombe sugli uomini e sulla realta tutta.
La vita di Pascoli è povera di elementi esteriori, si riduce a un incessante scavo su di sé. E' un'esistenza che si svolge tra pochi luoghi: la campagna romagnola dell'infanzia, le diverse sedi d'insegnamento, infine la casa di Castelvecchio. La sua tendenza a star chiuso nel nido domestico si spiega con la fondamentale paura nei confronti del vivere, un sentimento che gli impedì tra l'altro un normale rapporto con le donne e con l'amore. Da qui la sua «disperazione» per il fidanzamento della sorella Ida che Pascoli e l'altra sorella Mariù videro come un tradimento del nido, cui risposero ritirandosi a Castelvecchio. Assieme a Mariù, Pascoli visse come un tenace custode delle memorie della famiglia: «Ho vissuto senza amare - così scrisse alle sorelle - non per incapacità d'amare ma perché mi dovevo dedicare solo a voi». Con questi sentimenti dedicò le Myricae alla memoria del padre, i Canti di Castelvecchio a quella della madre e i Poemetti alla sorella Maria.
Per capire il sentimento d'amore in Pascoli più che in altre opere si puo' fare rifermento al Gelsomino Notturno, che fu scritto da Pascoli per celebrare le nozze del suo amico Raffaele.
In questa poesia numerosi sono i temi più tipici di tutta la poetica di Pascoli; il principale è l'amore e l'eros riferito alla giovane coppia, donde deriva un sentimento di esclusione del poeta, che di fronte al tema dell'eros, avverte al contempo turbamento e fascino, attrazione e repulsione, come dinanzi a una condizione a lui reclusa perché la morte ha creato in lui la paura di perdere gli affetti . Un altro tema è il nido che rispecchia perfettamente l'idea pascoliana della famiglia. Egli ha un legame morboso e ossessivo nei confronti del suo nido, sconvolto dalla morte del padre, della madre, dei due fratelli e della sorella. Questo tipo di attaccamento alla famiglia non ha permesso all'autore di avere relazioni amorose, poiché egli pensava che le due sorelle che gli erano rimaste avrebbero potuto soddisfare tutte le sue esigenze affettive; egli, infatti, era    morbosamente legato alle sorelle che, quando una delle due si sposò, reagì con una crisi depressiva.

Gelsomino Notturno (G.Pascoli)

E s'aprono i fiori notturni, 

nell'ora che penso a' miei cari.
 
Sono apparse in mezzo ai viburni

le farfalle crepuscolari. 

Da un pezzo si tacquero i gridi: 
là sola una casa bisbiglia.
 
Sotto l'ali dormono i nidi,

come gli occhi sotto le ciglia.
 
Dai calici aperti si esala

l'odore di fragole rosse. 

Splende un lume là nella sala.

Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra

trovando già prese le celle.
 
La Chioccetta per l'aia azzurra 

va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s'esala

l'odore che passa col vento.
 
Passa il lume su per la scala;

brilla al primo piano: s'è spento...

È l'alba: si chiudono i petali
 
un poco gualciti; si cova,

dentro l'urna molle e segreta,

non so che felicità nuova


Società dello stress

Ansia, frenesia, tensione, stress e fame di denaro. La nostra epoca è ormai caratterizzata dall’aumento del nervosismo, delle paure e delle angosce. Dalla rivoluzione scientifica e industriale in poi, l’uomo moderno avverte di appartenere a un’età di crisi e di grandi ansie.
 Oggi sappiamo come mente e corpo siano molto più in contatto di quanto non pensasse Cartesio, e che gli affanni, le fatiche fisiche, ma anche psichiche, i ritmi innaturali sostenuti hanno profonde ripercussioni sulla salute di organi e apparati. L’organismo si adatta per un certo periodo a uno stress prolungato, poi cede e subentra la malattia.
L’efficientismo, il produttivismo, la smania di competere e di consumare, la ricerca ossessiva del successo individuale compromettono spesso in modo grave  la gioia di vivere, di amare, di coltivare sogni ed  amicizie. Viviamo in un mondo computerizzato che ci tiene lontani dai nostri ritmi interni fisiologici. La cosa migliore sarebbe che ognuno di noi si ritagliasse  ogni giorno spazi e tempi che gli permettano di rifiatare, di dedicarsi a se stessi, di ammirare le bellezze naturali, di coltivare le amicizie, di ascoltare gli altri e le proprie esigenze interiori, di giocare con i bambini, di tornare ad assaporare e ad apprezzare quelle piccole gioie che rendono l’esistenza umana degna di essere vissuta.
Spesso delle pause, anche brevi, fanno miracoli nell’eliminare malumori e prostrazioni. Così come appartarsi, almeno per un po’, dalla folle corsa al successo.
La società poi deve ripensare se stessa, deve cambiare modello di sviluppo, deve moderare le sue pretese ossessive di crescita economica illimitata, deve aumentare il proprio rispetto per la natura e per il pianeta terra. L’ambiente inquinato e degradato in cui viviamo già ci sta dando qualche avvertimento circa possibili calamità future, anche se ora non ne siamo consapevoli fino in fondo.
Esiste una nuova disciplina denominata bioenergetica che  studia proprio l'interazione tra la psiche risultante da un equilibrio affettivo e il corpo.
 L'esperienza del corpo, per la bioenergetica, rappresenta il punto di partenza e il punto d'arrivo del processo d'integrazione fra sensazioni, affetti e pensieri alla ricerca del “piacere”.



“Le sorti della serenità individuale e della convivenza umana sono strettamente dipendenti dall'acquisizione di una nuova centralità dell'amore.Tutto ciò non si improvvisa, ma è la risultante di una lenta e vasta opera di educazione sentimentale, dove maturità psicologica e benessere economico si integrino dando vita a una dialettica positiva a livello di coppia, famiglia, società." (Giacomo Dacquino).






                                          Bibliografia
sito  HYPERLINK "http://www.marialetiziarotolo.it/mip-4-conferenza-25-maggio-2011-sala-polivalente-via-faenza-4-40100-bologna.html"http://www.marialetiziarotolo.it/mip-4-conferenza-25-maggio-2011-sala-polivalente-via-faenza-4-40100-bologna.html,                                    recensione Convegno  MIP 4 , del 25/05/2011
 Presso Studio Chirone, via Costanzo Cloro 45 Roma Organizzatori: Dott.ssa Arianna Orelli
Amore 'usa e getta': la Bioenergetica per integrare testa-cuore-bacino nelle relazioni affettive
http://www.myspace.com/video/elba/elba-figli-della-societ-dello-stress/107280535
         ELBA - Figli della società dello stress-Data di uscita: 29 dic   2010
Luca DeBiase, Economia della felicità-Dalla blogsfera al valore del dono e oltre, Milano, Feltrinelli 2008
        
Soldi,sesso e sentimenti, Giacomo Dacquino, Milano, Mondadori 2007
Quintiliano, Institutio oratoria



Anton De Nicolò,
Maturità scientifica 2010-11

6.10.11

VIETATO STUDIARE: il numero chiuso all'Università





alla Taverna Dei Mercanti
Via Santa Chiara 13
Torino
L'Associazione Culturale Quintiliano presenta un ciclo di tre incontri di contro-informazione intitolato
Le Verità Nascoste - Informare per Formare

Sabato 8 ottobre 2011
primo di tre incontri presso la Taverna dei Mercanti alle ore 15:30
sul  tema

Numero Chiuso 
nelle Università

 ospite e relatore il  Dott.
 Massimo Citro

fondatore e leader del Progetto Prometeo che da anni si impegna nello studio delle cause e delle conseguenze del numero chiuso.

 moderatore 
Ario Corapi
segretario organizzativo dell'Associazione Culturale Quintiliano

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BREVE STORIA dell'Associazione



ASSOCIAZIONE CULTURALE QUINTILIANO - Il 24 settembre 2010 viene costituita a Torino l'Associazione Quintiliano, che opera in città con i suoi comitati territoriali e laboratori scolastici. La fondazione deriva dall'esperienza laboratoriale iniziata nel 2001.
Nel 2001, a Torino, è partito il progetto del primo Laboratorio Culturale che, con le sue attività didattiche, ha contribuito e contribuisce alla costruzione della personalità degli studenti che ancora lo frequentano, aprendo loro gli orizzonti del sapere. Dopo una prima fase sperimentale, il laboratorio è stato ideato, dal prof. Dario Coppola, e ha così preso corpo nel 2004 con l'acronimo LDG, cioè Laboratorio Didattico del Giusti, il liceo torinese nel quale l'attività ha visto i suoi esordi raccogliendo l'eredità di un grande docente di quel liceo, alla cui memoria il laboratorio è perciò stato dedicato: si tratta del prof. Giorgio Balmas.
Dal 2007 il progetto ha allargato il suo raggio d'azione ed è diventato un laboratorio interscolastico al quale, nella IIIB (2008-09) del Liceo Alfieri, è stato attribuito dal fondatore il nome LC QUINTILIANO. Da allora, il laboratorio ha raggiunto con le sue proposte anche gli studenti e i docenti di altre prestigiose scuole torinesi, e della provincia, come il Copernico, il D'Azeglio, il Majorana di Moncalieri e di Torino, il Gioberti, il Cattaneo, il Ferraris, il Cottini, lo Spinelli, lo Steiner, il Gobetti, il Regina Margherita, il Grassi, il Conservatorio Verdi e - anche - l'Università degli Studi e il Politecnico di Torino.
Nel 2009 sono stati attivati nove laboratori paralleli del Quintiliano corrispondenti alle redazioni scolastiche attive nei settori dell'istruzione secondaria (scuole superiori) e degli atenei torinesi.
Nel 2010 viene stilato il progetto della costituzione di un'Associazione Culturale che comprenda i laboratori già attivi e quelli da attivare.

Le proposte culturali dei laboratori sono di vario tipo:

THEATRUM: visione di spettacoli, a teatro;

AUDITORIUM: ascolto di concerti;

CINEFORUM: visione critica di film al cinema; partecipazione a rassegne cinematografiche;

SYMPOSIUM: incontro, con cena, per socializzare e riflettere informalmente, a caldo, sullo spettacolo cui si è assistito, anche con l'ausilio di schede didattiche;

CIVES: approfondimenti su legalità, educazione alla cittadinanza, Costituzione Italiana;

LUDUS: appuntamenti etico-sportivi;

ETHNE: partecipazione alle iniziative multietniche del territorio;

PACHA MAMA: iniziative ambientali ed ecologiche;

GANDHI: iniziative non-violente contro ogni tipo di discriminazione;

AGORÁ: dibattiti su temi d'attualità per la formazione delle opinioni;

BIBLOS: presentazione di libri;
ARTIFICIUM: promozione dei talenti artistici dei nostri allievi ed ex-allievi e progettazione delle visite alle mostre d'arte;
MNEMOSYNE: recupero delle nostre origini culturali nella storia (viaggio nella memoria, rievocazioni, visite a mostre, spettacoli, conferenze, lezioni introduttive alla storia del teatro, del cinema, della televisione e della radio);
MONOGRAPHIA: presentazioni monografiche interdisciplinari di autori attraverso significative opere che hanno arricchito il nostro patrimonio culturale;
EXPERT: trattazione di tematiche, da parte di esperti, per conoscere meglio le dinamiche dei fenomeni che ci presentano l'attualità e la storia;
DOSSIER: approfondimenti, documentazioni, testimonianze, recensioni, raccolte, relazioni, ricerche e tesine;
IN ITINERE: viaggi di istruzione brevi fuori urbe;
CAUPONA: incontri per accrescere e raffinare la cultura enogastronomica;
AUGUSTA TAURINORUM: lezioni itineranti nei luoghi storici della nostra città, che hanno visto transitare i maestri del sapere, e che ancora ne conservano l'eco;

DHARMA: appuntamenti con la filosofia e la spiritualità;
BERUF: informazione e formazione economica;
REPORTER: la realtà fotografata ad arte (mostre fotografiche);
IN CONCERT: reading, tendenze musicali, concerti;
CINEFERIAE: visione critica di film su richiesta degli studenti durante le vacanze.

Inoltre, il settore Informazione dei Laboratori comprende:


MONITOR: avvisi e segnalazioni;
VADEMECUM: segnalazioni di eventi culturali nel territorio urbano;
IN AETHERE: la cultura in tv o via radio;
NEWS: notizie dalle scuole collegate col nostro laboratorio;
WEB: notizie dalla rete.

Nel 2009 sono stati aperti anche:
1) un gruppo ufficiale su Facebook;
2) un canale video "LC QuintilianoTV" su YouTube, che consente un'espressione ulteriore della creatività comune di chi continua a costruire i nostri laboratori.
Gli studenti "storici" che, negli anni passati, hanno contribuito, insieme a decine di altri, con il coordinatore a condurre QUINTILIANO sono stati:

GUGLIELMO SANDRI GIACHINO (2005-06)
NICOLO' STROCCO (2006-07)
FLAVIO MERGOTTI (2007-08)
FEDERICO GARINO (2008-09)
ALBERTO ZANELLO (2008-09)
DAVIDE BIAGIONI (2008-09)
FEDERICO SILVESTRI (2008-09)
JACOPO VILLANI (2009-10)
ALBERTO SALUZZO coordinatore della costituenda Associazione Culturale (2009-10)


dal 24 settembre 2010:

data della costituzione dell'Associazione Quintiliano
Elezione del primo
Consiglio Direttivo (2010 - 11)
Presidente: Dario Coppola. Vice Presidente: Davide Biagioni (da settembre a dicembre 2010); Emanuele Amo (da gennaio 2011); Tesoriere: Federico Garino; Segretario: Alberto Saluzzo (da settembre 2010 a gennaio 2011); Davide Biagioni (da febbraio 2011); Altri Consiglieri: Alberto Zanello, Jacopo Villani, Antonino D'Ambra, Irene Fusi, Daniele Grillo.


dal 24 settembre 2011:
secondo Consiglio Direttivo (2011-12)

Presidente: Dario Coppola; Vice Presidente: Anton De Nicolò; Tesoriere: Stefano Marino; Segretario organizzativo: Ario Corapi (da settembre 2011 a marzo 2012); Jacopo Villani (da marzo 2012). Comitato esecutivo: ai consiglieri sopra citati si aggiungono i sottotesorieri Alessandro Minetti, Jacopo Villani (fino a marzo 2012), Ario Corapi (da marzo 2012) e i sottosegretari Bernardo Basilici Menini, Marcello Fadda.






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